“NO ONE’S CHILD” (FIGLIO DI NESSUNO)
DI VUK RŠUMOVIĆ

no_one_s_child-manifesto-largeESSERE O NON ESSERE UMANO di Andrea Vesentini
Nel 1988, nei boschi della Bosnia viene trovato un ragazzino che è stato cresciuto dai lupi. Dopo avergli dato il nome di Haris, il bambino viene spedito in un orfanotrofio di Belgrado dove gli dovrà essere insegnato come diventare un uomo. Grazie all’aiuto dell’amico Zika, l’unico che non si prende gioco di lui, imparerà a camminare, mangiare, parlare ma anche a scegliere e soffrire. Nel frattempo, gli anni passano e la Federazione Jugoslava comincia a smembrarsi. Per Haris, di etnia bosniaca, il mondo degli uomini comincerà a creare altri problemi. Opera prima del regista serbo Vuk Ršumović, No one’s child recupera l’archetipo classico dell’incontro fra selvaggio e civiltà, tema molto caro al romanzo inglese di epoca coloniale, e lo trasporta nei Balcani del conflitto etnico, dove essere uomo è tutt’altro che garanzia di progresso. In questo caso, il bambino senza nome e senza padre (straordinaria interpretazione del giovane Denis Murić) potrebbe incarnare l’utopia di una società al di là di qualsiasi divisione razziale e religiosa, ma la cultura si stratifica sulla sua pelle fino ad assegnarli un ruolo che né lui né chiunque altro ha scelto per sé stesso. A differenza della violenza di natura, ettata dalla fame e l’istinto di difesa, quella umana si declina in primo luogo nel linguaggio e nella categorizzazione: la prima violenza che Haris subisce è il nome stesso e la cittadinanza, entrambi imposti senza possibilità di scampo. Ma essere uomo significa anche scegliere, imboccare una strada oppure un’altra, anche se la scelta è sempre fonte di un abbandono e può portare alla morte o alla salvezza. Anche essere figli di nessuno, il titolo del film, può essere una condizione di partenza ma anche un punto d’arrivo. Grazie al mito, Ršumović scardina il presupposto stesso all’origine di ogni guerra: l’essere umano, e come tale portatore di una cultura che si esaspera nel conflitto e nella distruzione dell’altro. Un commento unico sulla guerra dei Balcani ma al contempo di portata universale, raccontata attraverso lo stile asciutto e agrodolce della fiaba e la malinconia del racconto di formazione, assolutamente da vedere. Il film ha vinto il premio della 29. Settimana Internazionale della Critica alla Mostra del Cinema di Venezia 2014.

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Dettagli:
Sabato 9 Maggio ore 20:30 e ore 22:30
Domenica 10 Maggio ore 18:30 e ore 20:30
info: 347.6973297 – 327.6169903
Contributo FILM € 5,00
Apericena
TAPAS Y VINO ROJO € 4,00 (non obbligatorio)