Dettaglio eventi


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Si alzerà domenica sera alle 21:30 il sipario sulla prima edizione della rassegna culturale “Arte in Villa” con tre serate di teatro, musica e performance artistiche sotto le stelle all’Arena di Villa San Giovanni.
L’evento, promosso dall’amministrazione comunale con il supporto dell’assessorato alla cultura del comune villese, mette in scena spettacoli di grande qualità artistica prodotti da Teatro Primo, il piccolo teatro incastonato nel cuore della città che sin dal suo esordio ha caratterizzato la proposta culturale villese avvicinando la gente al teatro ed alla recitazione. E non solo, anche una mostra di Domneico Loddo, apprezzatissimo autore di testi teatrali e un live del famoso duo di Domenico e Fabrizio Canale, padre e figlio, che si esibiranno in un’esplosione di passione per la musica blues.
“Abbiamo l’ambizione di fare diventare Villa, fulcro di una nuova proposta culturale che potrà ulteriormente identificarci nel contesto dei comuni dello Stretto. Lo costruiamo oggi a piccoli passi, ma con il desiderio di guardare già al futuro e fare diventare Arte in Villa uno degli eventi storicizzati della Regione” dichiara il sindaco Ff Maria Grazia Richichi.
“Iniziamo avvalendoci della collaborazione degli artisti del Teatro Primo, con cui avevo già condiviso un percorso all’interno dei Caffè Letterari della Commissione Pari Opportunità, avendo modo di apprezzare personalmente il loro talento e la disponibilità a contribuire alla crescita culturale di Villa. E ci auguriamo di poter lavorare, insieme all’assessorato alla cultura ed all’assessorato all’ufficio esterni che ringrazio per l’impegno profuso, per fare decollare questo progetto ed ampliare le collaborazioni tecniche ed artistiche nelle prossime edizioni”.

“Dora In Avanti”di Domneico Loddo
con Silvana Luppino
Regia Christian Maria Parisi
Luci Guillermo Laurin
Scene Valentina Sofi
Produzione Teatro Primo

Questo testo è un gioco. Un gioco serio, però. Come la vita vera. Dentro ci sono parole che si muovono in cerchi concentrici, con l’intento di creare un gorgo emotivo. Al centro di questo gorgo troviamo lei, Dora Kieslowsky, che è la protagonista di questa storia, ma ne è anche l’antagonista, come pure, ad un certo punto, ne diventa persino drammaturga e regista.
Dora sta ferma, perché e la cosa che più le riesce meglio. Dora sta ferma eppure va avanti e indietro con la sua altalena, va avanti e indietro nel suo racconto. Forse non sa neppure cosa dire, ma lo dice bene. Usa una canzone come macchina del tempo, e con quella si aiuta a tornare nel passato, nel suo passato, proprio nel punto preciso in cui il suo mondo è precipitato. La sua inerzia sacrale nasce li, da una spinta mancata, che in qualche modo l’ha sconfitta e l’ha arresa, costringendo la sua esistenza in uma specie di eterno fermo immagine. Ed è ancora li, la nostra piccola Dora. Ferma. Lo sguardo di bambina perso in tutto quel futuro che non sarebbe poi stata capace di viversi.
Dora ha fallito come figlia, come moglie, come madre. Dora non è altro che uno specchio: è la cartina di tornasole delle nostre sconfitte, la somma di tutti i nostri fallimenti.
Perché dietro la dolorosa finzione della sua esistenza c’è una cosa che ci riguarda tutti da vicino: la vita vera.